Il gioco d’azzardo patologico è stato di certo “limitato” nel periodo della pandemia, ma con la fine del lockdown si ripropone il pericolo di ricaduta nella dipendenza: è questa la preoccupazione di alcune associazioni di ex giocatori, di enti e del mondo del volontariato che seguono i giocatori patologici e le loro famiglie.
L’allarme, riportato da Avvenire, è stato rivolto con una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute e al Comitato Tecnico-scientifico per l’emergenza Covid-19.
L’appello è stato promosso da diverse realtà che si occupano di questa dipendenza, tra cui il Gruppo Logos e Famiglie in gioco di Salerno ed il cartello Insieme contro l’azzardo.
La preoccupazione è che “la riapertura di tutta la vasta e pervasiva macchina del gioco d’azzardo avrà effetti molto gravi sulla salute delle persone, sulle relazioni intrafamiliari e sulla società in generale: specialmente dopo tre mesi di sospensione delle pressioni per indurre a giocare d’azzardo. In questi mesi, pur nella sofferenza per il lockdown, i pazienti in cura hanno potuto contare su una relativa serenità, mentre molti giocatori patologici hanno interrotto la pratica del gambling e spontaneamente ottenuto la remissione del sintomo della dipendenza. Di questa situazione ora non si sta tenendo conto nell’autorizzare la rimessa in moto delle sale slot, dei centri scommessa, dei casinò anche on line. Nell’Italia impoverita dalle restrizioni necessarie per la pandemia, il gioco d’azzardo potrebbe approfittare della fragilità delle persone per aggiungere ulteriori sofferenze a quelle provocate dal Coronavius”- si legge nella lettera-appello.
Per questo le realtà che si occupano della dipendenza da gioco d’azzardo chiedono al Governo, alla riapertura delle sale giochi, di prendere in considerazione “le esigenze di quanti si occupano della presa in carico delle persone con Disturbo da Gioco d’Azzardo, del sostegno alle famiglie in sofferenza sia per uno o più congiunti con tale problema, dell’assistenza alle persone che rischiano l’esclusione sociale per debiti, della solidarietà con le vittime dell’usura”.




































