Celiachia, è stato identificato un sottotipo di anticorpi per la diagnosi precoce della malattia. E’ un risultato dello studio CDGEMM, coordinato dal Prof Alessio Fasano (Harvard Boston), coadiuvato da un team di pediatri americani e italiani, che ha come base logistica/operativa la fondazione EBRIS di Salerno. La cordata di ricercatori che si occupano di osservare e studiare nel tempo (dalla nascita ai 10 anni di vita) un gruppo di bambini predisposti allo sviluppo della celiachia, ha fatto un nuovo passo avanti. E’ stato infatti identificato in un sottotipo di anticorpi (antigliadina deamidata di tipo IgG) un possibile segnale precoce dello sviluppo della celiachia nei bambini geneticamente predisposti: un aumento di questi anticorpi nel sangue sembra precedere di 6-12 mesi la positività degli anticorpi anti-transglutaminasi, che sono invece quelli classicamente utilizzati per la diagnosi di celiachia. Tali anticorpi vengono valutati tramite un prelievo del sangue: una volta chiarito l’impatto che questa scoperta può avere sulle modalità di diagnosi della celiachia, non sarà difficile implementarne il suo utilizzo nei soggetti a rischio nella prima infanzia. Grande risalto per questo studio CDGEMM (Celiac Disease, Genomic, Microbiome and Metabolomic), realizzato in collaborazione con la Fondazione Ebris di Salerno, che è stato pubblicato sulla rivista internazionale “American Journal of Gastroenterology”. Lo studio è coordinato dal Professore Alessio Fasano – Presidente del Cda della Fondazione Ebris e direttore del reparto di Gastroenterologia Pediatrica e Nutrizione al Massachusetts General Hospital di Boston (MGHfC) della Harvard Medical School, che ne anticipa gli “effetti: “Appena chiarito l’impatto che questa scoperta avrà sulle modalità di diagnosi della celiachia, sarà possibile utilizzarla senza difficoltà nello studio della malattia nei soggetti a rischio della prima infanzia” -spiega il professore Fasano. Il primo autore di questo lavoro è il pediatra salernitano Francesco Valitutti, responsabile del coordinamento operativo nazionale di CDGEMM Italia:“Saranno necessari studi più approfonditi per definire il dosaggio di questi anticorpi ai fini di una diagnosi precoce, con l’auspicio di interrompere un giorno l’evoluzione della malattia che porta alla completa intolleranza verso il glutine” -sottolinea il dottore Valitutti.





































