Lโintervento chirurgico puรฒ rappresentare un passaggio decisivo nella cura dellโepatocarcinoma, ma raramente coincide con la fine del percorso. Per molti pazienti, la fase piรน delicata inizia proprio dopo la rimozione del tumore: quella in cui si affronta il rischio concreto che la malattia si ripresenti. Nel caso del tumore primitivo del fegato, tra i piรน diffusi e letali a livello globale, la recidiva dopo resezione รจ un evento frequente, che coinvolge circa 7 pazienti su 10, con percentuali che possono raggiungere livelli anche piรน elevati nel corso degli anni di follow-up. Un dato che sta spingendo la comunitร scientifica a ripensare profondamente lโapproccio a questa patologia. Non esiste infatti unโunica forma di recidiva: il tumore puรฒ riemergere in tempi diversi, con caratteristiche differenti e con modalitร che richiedono ogni volta una valutazione specifica. In questo contesto, la ricomparsa della malattia non viene piรน letta semplicemente come un esito negativo, ma come una fase che impone una nuova analisi complessiva del paziente e delle opzioni disponibili. โLโepatocarcinoma appartiene ormai alla categoria di big killers fra i tumori dellโapparato digerente – spiega Fabrizio Romano, professore associato di Chirurgia generale allโUniversitร degli Studi di Milano-Bicocca e responsabile della Chirurgia epatobiliare della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori -. La recidiva, soprattutto dopo resezione, rappresenta una sfida oncologica molto complessa ma nello stesso tempo il concetto di recidivitร della malattia deve cambiare il nostro modo di affrontare questo tumore, non piรน secondo schemi rigidi, ma mettendo in campo di volta in volta tutte le strategie che abbiamo a disposizione per prevenire lโinsorgenza della recidiva, per identificare i soggetti piรน a rischio e, quindi, predire la sua comparsa, e per utilizzare i progressi oncologici, chirurgici e tecnologici per trattarla nel modo migliore ed eventualmente multimodale, quando si presenta. Mettendo
in atto una medicina veramente multidisciplinare in cui tutti gli attori coinvolti si confrontino ad ogni evento di recidiva e come una sorta di navigatore satellitare โresettinoโ e โreimpostinoโ il percorso di trattamento del paziente verso la destinazione โcuraโ. Serve quindi la capacitร di ricalibrare ogni volta il percorso terapeutico, mettendo in campo tutte le strategie disponibiliโ. Un cambio di prospettiva che sarร al centro del convegno โLa recidiva di HCC dopo resezione chirurgica: predire, prevenire, trattareโ, in programma il 13 maggio nellโAuditorium Pogliani della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza. I tre verbi scelti nel titolo sintetizzano lโevoluzione dellโapproccio clinico. Predire significa cercare di anticipare il rischio, anche grazie a strumenti innovativi come lโanalisi avanzata delle immagini, la patologia digitale e lโintelligenza artificiale. Prevenire vuol dire intervenire giร nelle fasi iniziali del trattamento, modulando le strategie chirurgiche e terapeutiche per ridurre le probabilitร di ritorno della malattia. Trattare, infine, implica disporre di un ventaglio sempre piรน ampio di soluzioni quando la recidiva si manifesta, dalle nuove tecniche chirurgiche mini-invasive alle terapie integrate. Alla base di questo modello cโรจ un approccio multidisciplinare sempre piรน centrale: chirurghi, oncologi, epatologi, radiologi e altri specialisti chiamati a confrontarsi in modo continuo per adattare le decisioni cliniche allโevoluzione della malattia. Il congresso di Monza riunirร esperti da tutta Italia con lโobiettivo di tradurre nella pratica clinica quotidiana le innovazioni piรน recenti, riducendo il divario tra le possibilitร offerte dalla ricerca e la loro reale applicazione nei percorsi di cura. Perchรฉ la sfida dellโepatocarcinoma non si esaurisce in sala operatoria, ma continua nel tempo: nella capacitร di aggiornare le strategie, riconsiderare le scelte e accompagnare il paziente lungo un percorso che, sempre piรน, richiede flessibilitร e visione integrata



































