Più di 1,9 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per ragioni economiche. È a rischio la salute di oltre 2,1 milioni di famiglie indigenti. Lo rileva l’analisi della Fondazione Gimbe che si basa su dati Istat. Il 3,2% della popolazione non si è curato perché non poteva permetterselo e il 7% si è curato solo parzialmente.
La spesa sostenuta dalle famiglie italiane ammonta a quasi 37 miliardi di euro, un salasso che ha portato 4,2 milioni di famiglie a limitare le spese per la salute.
“Dalle nostre analisi emerge, dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che questi fenomeni sono molto più frequenti nel Mezzogiorno, proprio quelle dove l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza è inadeguata. Infine, lo status di povertà assoluta che coinvolge oggi più di due milioni di famiglie richiede urgenti politiche di contrasto alla povertà, non solo per garantire un tenore di vita dignitoso a tutte le persone, ma anche perché le diseguaglianze sociali nell’accesso alle cure e l’impossibilità di far fronte ai bisogni di salute con risorse proprie rischiano di compromettere la salute e la vita dei più poveri, in particolare nel Mezzogiorno. Dove l’impatto sanitario, economico e sociale senza precedenti rischia di peggiorare ulteriormente con l’autonomia differenziata”, conclude Cartabellotta.
La spesa sostenuta dalle famiglie italiane ammonta a quasi 37 miliardi di euro, un salasso che ha portato 4,2 milioni di famiglie a limitare le spese per la salute.
“Dalle nostre analisi emerge, dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che questi fenomeni sono molto più frequenti nel Mezzogiorno, proprio quelle dove l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza è inadeguata. Infine, lo status di povertà assoluta che coinvolge oggi più di due milioni di famiglie richiede urgenti politiche di contrasto alla povertà, non solo per garantire un tenore di vita dignitoso a tutte le persone, ma anche perché le diseguaglianze sociali nell’accesso alle cure e l’impossibilità di far fronte ai bisogni di salute con risorse proprie rischiano di compromettere la salute e la vita dei più poveri, in particolare nel Mezzogiorno. Dove l’impatto sanitario, economico e sociale senza precedenti rischia di peggiorare ulteriormente con l’autonomia differenziata”, conclude Cartabellotta.


































