Il cuore si è fermato all’improvviso, mentre era in casa, nella normalità di una giornata qualunque. Andrea ha 47 anni, nessuna avvisaglia, poi il crollo. È la fidanzata a capire subito che qualcosa non va: chiama i soccorsi e inizia le manovre di rianimazione, senza fermarsi. Minuti che sembrano interminabili, mentre il tempo diventa il nemico più pericoloso.Quando arriva il personale del 118 di Azienda Zero, la situazione è già chiarissima: Andrea è in arresto cardiaco. Le manovre continuano, una scarica dopo l’altra, farmaci, massaggio cardiaco. Ma il cuore non riparte. È lo scenario più temuto da chi interviene in emergenza: un arresto cardiaco refrattario, che non risponde alle cure standard.In passato, casi come questo avevano un destino segnato.Andrea viene portato all’ospedale Molinette di Torino senza che il cuore abbia mai ripreso a battere in modo efficace. La rianimazione non si interrompe mai: dalla casa all’ambulanza, dall’ambulanza al pronto soccorso delle Molinette. In totale, 45 minuti di rianimazione continua. Un tempo lunghissimo, che di solito non lascia spazio alla speranza.La causa è un’aritmia maligna, una tempesta elettrica che manda il cuore fuori controllo. Un evento spesso fatale proprio perché, anche quando si riesce a “riaccendere” il cuore, questo non è più in grado di sostenere la circolazione.E invece, questa volta, qualcosa cambia.I medici decidono di tentare l’ultima strada possibile: l’ECMO, una macchina che può sostituire temporaneamente il cuore e i polmoni, mantenendo in vita il paziente mentre si cura la causa dell’arresto. È una scelta complessa, che richiede tempi rapidissimi, competenze specialistiche ed una perfetta organizzazione.Andrea viene collegato all’ECMO. Il sangue continua a circolare, il cervello viene ossigenato, il tempo – finalmente – smette di essere solo un nemico. Il cuore può riposare, i medici possono intervenire.Una situazione che, fino a poco tempo fa, non avrebbe lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza.Oggi, invece, questa storia ha un lieto fine. Andrea è vivo e può oggi riprendere in mano la sua vita.Il programma di rianimazione con ECMO presso la Città della Salute e della Scienza di Torino è attivo da circa cinque anni presso la Rianimazione di Pronto Soccorso delle Molinette (diretta dalla dottoressa Marinella Zanierato), in collaborazione con la Cardiochirurgia (diretta dal professor Mauro Rinaldi). È questa integrazione tra territorio e ospedale a fare la differenza. Una sinergia fondamentale, che consente di identificare precocemente i pazienti candidabili a questo tipo di trattamento e di trasportarli rapidamente in ospedale con le manovre rianimatorie in corso.Da quando questo programma di assistenza avanzata è stato attivato presso l’ospedale Molinette di Torino negli ultimi due anni (2024-2025) sono stati trattati 16 pazienti in arresto cardiaco refrattario provenienti dall’extraospedaliero con 8 sopravvissuti. L’introduzione della rianimazione con ECMO cambia radicalmente la prospettiva dell’arresto cardiaco. La sopravvivenza è diventata del 50%. Dati che assumono un significato ancora più rilevante se confrontati con la prognosi tradizionale: nei pazienti con arresto cardiaco refrattario alle manovre standard, la sopravvivenza è inferiore al 10%.Un risultato che dimostra come, anche nelle situazioni più critiche, l’integrazione tra tecnologia avanzata, competenze specialistiche e lavoro di squadra — dal territorio all’ospedale — possa trasformare un evento apparentemente senza via d’uscita in una storia di salvezza. Una possibilità in più, là dove prima non ce n’era nessuna.




































