I test sierologici ed i tamponi effettuati a tutta la popolazione di Vò Euganeo, secondo il virologo Crisanti, consentirebbero di datare alla prima metà di gennaio, il primo focolaio di covid in Italia
Crisanti, Direttore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova, intervenendo ad Agorà su Rai Tre, ha dichiarato: «Il test sierologico ha rivelato sorprese interessanti, abbiamo visto che c’è un numero importante di persone che al primo campionamento, del 24-25 febbraio, era negativo al tampone e stava bene e queste persone hanno anticorpi, è emerso che circa il 5 per cento della popolazione di Vò Euganeo ha anticorpi contro il virus».
In attesa del completamento dell’analisi genetica di tutta la popolazione di Vò, al momento non è risultato alcun caso positivo dai tamponi effettuati – ha dichiarato Crisanti aggiungendo ” Questo virus per ragioni che ancora non conosciamo si diffonde senza creare malattia finché raggiunge una massa critica di persone che si infettano e a quel punto esplode con tutta la sua violenza, quindi questi casi che ci sono in Italia non vanno sottovalutati. In questo momento c’è poca trasmissione ma questo non vuol dire che non ci sia pericolo. Il problema non è se in questo momento c’è poca trasmissione o meno; il problema è se siamo attrezzati, nel caso si manifesti di nuovo, a spegnere rapidamente questi focolai. Non esiste rischio zero in questo momento», ha aggiunto, Crisanti parlando anche della app Immuni, che «così come è concepita e con i livelli di identificazione dei casi penso che abbia un impatto molto basso. Per avere un impatto dovrebbe essere scaricata dal 90% degli italiani».