L’ Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno annuncia in un incontro pubblico l’ avvio del teleconsulto e delle televisite. Nell’aula Scozia dell’ospedale di Salerno un incontro con specialisti, associazioni dei pazienti, la medicina territoriale per fare il punto su quanto è stato fatto e gli obiettivi futuri per le malattie rare. “ L’ Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi D’ Aragona di Salerno- ha dichiarato Emilia Anna Vozzella, direttore sanitario,- è impegnata nel campo delle malattie rare e possiamo essere soddisfatti di quella che è la nostra strategia messa in campo. La televisita che sarà operativa a metà marzo offrirà ai pazienti con patologie rare la possibilità di essere controllati a casa dai nostri specialisti, visto che possiamo contare su tanti validi professionisti, e potranno essere monitorati nella propria abitazione anche solo per un cambio della terapia e questo è un vantaggio non solo per il paziente ma anche per il familiare. Sempre nell’ambito delle malattie rare, stiamo poi portando avanti un altro progetto, il Teleconsulto. I nostri specialisti hanno dato la loro disponibilità, utilizzando la piattaforma regionale, a mettere a disposizione di altri colleghi medici la loro esperienza e professionalità e questo vale non solo per i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta. ma anche per un distretto, per un hospice, per un ospedale, per la sanità penitenziaria e altri centri di assistenza.” “L’integrazione tra ospedale e università è sempre più palese- spiega il professore Carmine Vecchione, direttore del Dipartimento di Medicina all’Università degli studi di Salerno.- C ’è una stretta collaborazione sia dal punto di vista scientifico che assistenziale. La giornata di oggi è molto importante per cercare di dare informazioni ai pazienti con malattie rare ed ai loro famigliari; esistono delle reti nazionali e regionali e anche qui all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno è stato creato un nuovo centro con la speranza di aiutare questi pazienti. Purtroppo c’è da lavorare ancora tanto, la casistica è bassa, e quindi in breve tempo non riusciamo ad arrivare a nuovi presidi terapeutici però l’integrazione, gli studi, la ricerca sono importantissimi. “


Tra i presenti all’incontro anche il professore Massimo Triggiani, immunologo e reumatologo: “Sono dei pazienti che vivono un percorso diagnostico e terapeutico ancora difficile , ma che oggi tende ad essere migliorato proprio dagli interventi che sono stati fatti. La Regione Campania è stata la prima regione in Italia che ha acquisito il piano nazionale delle malattie rare sviluppando dei centri di riferimento con relativi specialisti. Nell’azienda ospedaliera di Salerno ci sono oltre 40 medici certificatori che coprono tutti i vari gruppi delle malattie rare. Una serie di iniziative sono state annunciate e sono soprattutto lo sviluppo dei PDTA, Piani Diagnostico Terapeutici Assistenziali per molte malattie rare, ambulatori multidisciplinari perché queste patologie coinvolgono molti organi e quindi c’è bisogno di più figure professionali ed ancora la televisita e il teleconsulto.“ “Tanti traguardi sono stati raggiunti- dichiara la dottoressa Antonella Maisto, referente delle malattie rare per l’Azienda Ospedaliera Universitaria salernitana-. Grazie al centro di coordinamento della Regione Campania che ci sta seguendo e alla professionalità di tutti i medici siamo riusciti ad avere accreditate quasi tutte le patologie rare presso il nostro centro che possono essere diagnosticate e curate. Ma gli obiettivi non sono ancora terminati anzi dobbiamo andare avanti. Le parole chiave adesso saranno: emergenza perché cercheremo di adottare tutte le strategie necessarie affinchè il paziente raro possa venire in pronto soccorso in sicurezza e trovare competenze nel proprio percorso. Altra parola chiave è l’umanizzazione delle cure: tramite borse di studio cercheremo di avere all’interno logopedisti, nutrizionisti, dietisti, psicologi in modo che tutte queste figure possano accompagnare il percorso di un malato raro. Anche per le indagini genetiche non ci sarà bisogno di andare fuori per riconoscere patologie rare, grazie alla presenza al Ruggi del professore Alessandro Weisz. Ultima parola chiave è la riabilitazione perché dobbiamo raccogliere l’invito del dottore Natella, dell’Associazione Malati Rari.” “ Per un paziente affetto da una patologia rara è fondamentale- conclude la dottoressa Sabina D’Amato- il supporto psicologico, sia esso un adulto o un bambino e questo per affrontare meglio le difficoltà che si incontrano in un percorso molto articolato com’è appunto quello dei pazienti affetti da malattie rare. “





































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