La sclerosi multipla è una malattia cronica infiammatoria e neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i giovani e le donne provocando spesso disabilità progressiva. Da tempo il virus di Epstein-Barr, un virus erpetico molto diffuso nella popolazione mondiale, viene indicato come la sua possibile causa, stimolando la ricerca di nuove prove a sostegno di questa ipotesi. Francesca Aloisi, Dipartimento di Neuroscienze dell’ISS in un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità parla di uno studio coordinato dal Prof Alberto Ascherio del Dipartimento di Epidemiologia della Scuola di sanità pubblica e del Dipartimento di medicina della Scuola medica di Harvard a Boston, pubblicato il 13 gennaio su Science, che fornisce ora evidenze scientifiche solide e inconfutabili del ruolo chiave svolto dal virus di Epstein-Barr nello sviluppo della malattia. Lo studio ha coinvolto più di 10 milioni di giovani adulti che hanno svolto servizio militare attivo negli Stati Uniti di America, tra i quali circa 1000 hanno ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla durante il periodo di arruolamento. “Attraverso la rilevazione di anticorpi specifici nel sangue, lo studio dimostra che il rischio di sviluppare la malattia aumenta di circa 30 volte dopo infezione con il virus di Epstein-Barr, ma non con altri virus. Inoltre, lo studio dimostra che nel sangue dei militari con diagnosi di sclerosi multipla la presenza di una molecola rilasciata a seguito di danno cerebrale (un biomarcatore denominato catena leggera dei neurofilamenti) si evidenzia solo dopo la comparsa degli anticorpi diretti contro il virus di Epstein-Barr, ovvero dopo l’infezione. Questi risultati dimostrano che il virus di Epstein-Barr è coinvolto nelle fasi iniziali della sclerosi multipla rappresentando la principale causa della malattia.
Il fatto che questo virus infetta circa il 90% della popolazione e che la sclerosi multipla colpisce circa una persona su mille, indica che il virus è necessario ma non sufficiente per provocare la malattia e che altri fattori di rischio, tra i quali la predisposizione genetica, entrano in gioco e devono essere studiati per comprendere le eventuali sinergie con l’infezione. Anche i meccanismi attraverso i quali il virus di Epstein-Barr provoca infiammazione e neurodegenerazione nel sistema nervoso centrale vanno ulteriormente indagati. Su questo fronte, le ricerche svolte nel Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità negli ultimi 15 anni hanno fornito un importante contributo indicando come una infezione persistente con il virus di Epstein-Barr nel sistema nervoso centrale delle persone con sclerosi multipla possa rappresentare il principale stimolo attivatore della risposta immunitaria anomala ed estremamente dannosa per le cellule neurali che caratterizza la malattia .
Ribadendo il ruolo causale del virus di Epstein-Barr nella sclerosi multipla lo studio coordinato dal Prof. Ascherio apre la strada allo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche per questa malattia, quali farmaci antivirali per contrastare l’infezione, e di interventi di prevenzione, come un vaccino contro EBV che potrebbe ridurre sostanzialmente il rischio di svilupparla.




































