Con la pubblicazione del Report finale, si è conclusa l’indagine condotta dall’Iss in collaborazione con il Garante Nazionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, sul contagio COVID-19 nelle RSA, strutture residenziali e sociosanitarie. L’indagine, avviata il 24 marzo scorso, ha coinvolto 3292 RSA (96% del totale) distribuite in tutto il territorio nazionale. Al 5 maggio 2020 hanno risposto al questionario 1356 strutture pari al 41,3% delle strutture contattate, di cui 92 private, come precisa lo stesso Istituto Superiore di Sanità, sul proprio sito. L’indagine ha fatto luce sulle caratteristiche delle strutture nelle quali in media sono risultati presenti 2,5 medici, 8,5 infermieri e 31,7 OSS (operatori socio-sanitari) per struttura. Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza.
Per ogni struttura, complessivamente considerando le tre figure professionali, sono presenti mediamente 42,4 operatori, sono disponibili 74,8 posti letto, con un range da 8 a 667 posti letto. Le 1356 RSA hanno riportato un totale di 97521 residenti alla data del 1° febbraio 2020, con una media di 72 residenti per struttura .
Nel totale dei 9154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3092 avevano presentato sintomi simil-influenzali. In sintesi, il 7,4% del totale dei decessi ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 e il 33,8% ha interessato residenti con manifestazioni simil-influenzali a cui però non è stato effettuato il tampone. Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo.
Delle 1259 strutture che hanno risposto alla domanda, 972 (77,2%) hanno riportato al momento del completamento del questionario la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, mentre 263 (20,9%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione.
Sono state, inoltre, 123 (9,8%) le RSA che hanno segnalato una mancanza di farmaci, 425 (33,8%) l’assenza di personale sanitario e 157 (12,5%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere. Infine, 330 strutture (26,2%) hanno dichiarato di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da COVID-19 e 282 hanno indicato l’impossibilità nel far eseguire i tamponi.




































