Si chiama “Green Plasma” ed è un nuovissimo dispositivo, progettato da IRIS dell’Università di Torino in collaborazione col Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche che trasforma i rifiuti raccolti in mare verranno trasformati in energia pulita
il primo dicembre è stato presentato nel porto di Ancona questo dispositivo, che può trasformare ogni giorno fino a 100 Kg di plastica in energia elettrica Green, e che essendo abbastanza compatto, può essere montato a bordo di piccole imbarcazioni ed essere utilizzato per la pulizia delle aree portuali.
Dopo tre mesi di test sperimentali presso la Stazione Marina dell’Istituto IAS-CNR di Genova, è stata avviata la nuova fase di sperimentazione a bordo di un’imbarcazione del CNR, nel porto di Ancona.
L’intera operazione è possibile grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente (DiSVA) dell’Università Politecnica delle Marche, che sta coordinando un consorzio di 14 Istituti Europei impegnati proprio nel valutare il rischio delle microplastiche negli ambienti marini.
Il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Prof. Gian Luca Gregori spiega: “Il mare è un bene comune, ha assorbito finora il 30% di gas serra emessi e produce il 50% dell’aria che respiriamo. Il mare è anche una risorsa preziosa determinante per moltissimi settori, da tutelare. Per questo grazie ai tanti progetti di ricerca che l’Università Politecnica delle Marche sta realizzando, di natura multidisciplinare, mettiamo al centro sia la tutela della salute del mare che lo sviluppo della Blue Economy”.
Gian Marco Luna Direttore f.f. del nuovo Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR aggiunge: “Studi condotti dai nostri ricercatori a bordo dei pescherecci operanti in Adriatico hanno mostrato che sui fondali adriatici sono depositate migliaia di tonnellate di rifiuti, molti dei quali plastiche. Questo dispositivo rappresenta una importante innovazione verso la possibile bonifica dei nostri fondali, potenzialmente in grado di rimuovere e valorizzare rifiuti plastici che rischiano, insieme ad altri inquinanti che trasportano, di finire sulle nostre tavole attraverso processi di frammentazione e magnificazione lungo le reti trofiche marine”.
“Per molti anni abbiamo ritenuto che la plastica fosse un inquinamento solo estetico, qualcosa che rovinava la bellezza del paesaggio. Oggi sappiamo – afferma il Prof. Francesco Regoli Direttore DiSVA Univpm – che questo materiale si degrada lentamente in particelle microscopiche, invisibili ad occhio nudo, e che ritroviamo all’interno di tutti gli organismi marini, dal plancton ai grossi predatori terminali. Queste particelle possono portarsi dietro sostanze tossiche ed hanno effetti subdoli, difficili da diagnosticare ma che certamente possono avere effetti sullo stato di salute degli organismi. Sui rischi indotti dalle microplastiche nell’ambiente marino, l’Università Politecnica delle Marche sta coordinando un grande progetto europeo che vede coinvolti ben 14 Istituti diversi. Soluzioni come quella proposta da IRIS possono rappresentare un’innovazione importante che aiuta a coniugare recupero con riutilizzo di questi rifiuti, ma anche ad aumentare la consapevolezza su questa importantissima tematica ambientale.”




































