Le liste di attesa sono un inganno, sono diventate lo strumento per convincere i cittadini a rivolgersi al privato. Le motivazioni delle lunghe liste di attesa sono soprattutto di natura organizzativa. A dirlo per Cittadinanza Attiva ed il Tribunale dei Diritti del Malato sono Margaret Cittadino e Colangelo Vinicio, che in una nota scritta spiega che “Aver individuato come ambito di garanzia per Salerno l’intera provincia ha reso possibile che per le prestazioni di urgenza e brevi non esistano liste di attesa, in quanto un cittadino anziano, se deve recarsi da Salerno a Sapri per fare una consulenza, preferisce rinunciare e andare dal privato; un’altra causa dell’allungamento delle liste di attesa è la disorganizzazione funzionale: frantumazione degli ambulatori e dei medici, un numero ridottissimo di prestazioni giornaliere (un ambulatorio di cardiologia per es. fa tre visite e tre ecg al giorno), un numero di giorni di apertura degli ambulatori ridotto e non adeguato alle esigenze dei cittadini. Nei poliambulatori pubblici e in ospedale (generalmente) corridoi vuoti e liste d’attesa lunghe. Il 22c.m. il quotidiano Il Mattino ha pubblicato il rapporto tra visite pubbliche e visite a pagamento (ALPI) nelle strutture del Ruggi, dell’ASL SA e della clinica Tortorella. Il rapporto tra il pubblico e il privato vede il privato dal 150% al 300% superiore al pubblico. – proseguono – Sono decenni che esistono le norme che obbligherebbero le Direzioni Sanitarie a controllare questo fenomeno e a sospendere l’ALPI in caso di anomalie. di questo tipo, norme non applicate. Sono decenni che esistono le normative sulla trasparenza e sulla partecipazione delle organizzazioni degli utenti nelle fasi di programmazione e controllo sulla organizzazione di servizi, dalla quale scaturiscono le liste di attesa anomale. Nessuno vuole applicare la normativa, ora ci si nasconde dietro la distruzione della sanità, data per imminente e irreversibile non è vero! Trasparenza e partecipazione cono due concetti aborriti dalle dirigenze sanitarie e politiche. così come è aborrita la medicina territoriale e la medicina di prossimità. Le normative nazionali, regionali ribadiscono tre concetti fondamentali: la integrazione ospedale territorio; l’organizzazione dei poliambulatori come case della salute: infermieri sulle 24 ore ,medici sulle dodici ore integrando i medici di base e le famose AFT, laboratori di base sulle 24 ore e una piastra radiologica con la partecipazione degli specialisti assistenza domiciliare e telemedicina (ambedue già finanziate); punti sanitari nei quartieri periferici e nei quartieri fragili. Tutto rivolto alle comunità del territorio prossimo alla struttura ,dando lai cittadini la possibilità di partecipare alla programmazione e al controllo. Così e ripristinando i posti letto tagliati (circa 3000 in meno in Campania) si svuotano i pronto soccorso e si restituisce funzione e ruolo alla sanità pubblica e ai cittadini.




































