I Pronto Soccorso registrano durante le ondate di calore un aumento significativo degli accessi per disagio psichico. Le due società chiedono sorveglianza attiva sui pazienti in politerapia psicofarmacologica e un’integrazione stabile tra emergenza e servizi territoriali di salute mentale.
Nell’estate più calda mai registrata, i Pronto Soccorso italiani osservano una componente dell’emergenza estiva ancora poco riconosciuta: gli accessi legati al disagio psichico. Accanto a colpi di calore e disidratazione, durante le ondate di calore aumentano in modo significativo le crisi d’ansia, gli scompensi psicotici, le crisi depressive e i comportamenti autolesivi. SIMEU, Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza, e SIEP, Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, chiedono che le persone con disturbi mentali siano riconosciute in modo esplicito tra le categorie fragili nei piani nazionali di prevenzione degli effetti del caldo.
Il dato emerge direttamente dall’osservazione dei reparti di emergenza. Nell’ondata di calore del 2026 alcuni Pronto Soccorso hanno registrato un incremento fino al 20% degli accessi per disturbi psichiatrici rispetto a tre anni fa, un segnale che conferma come il fenomeno non sia marginale ma strutturale. Il caldo estremo può infatti aggravare ansia, disturbi dell’umore e altre condizioni psichiatriche, e favorire scompensi psicotici, crisi depressive e comportamenti autolesivi.
Un ruolo particolare spetta alle terapie con psicofarmaci: il rischio farmacologico reale riguarda le molecole ad azione anticolinergica, che inibiscono la sudorazione, ma il pericolo maggiore resta la sospensione impropria o autogestita delle terapie, tra le principali cause di ricaduta. A rendere più esposte le persone con disturbi mentali concorrono anche l’isolamento sociale e la precarietà abitativa, con alloggi spesso privi di climatizzazione o di adeguato isolamento termico.
“Il caldo estremo agisce sulla salute mentale attraverso meccanismi documentati ma ancora poco discussi: priva del sonno, disidrata, altera la termoregolazione centrale e riduce la sudorazione, e nel rallentare la clearance renale, espone al rischio di tossicità da farmaci. Il Pronto Soccorso resta il punto di osservazione più sensibile di cui disponga il sistema, perché vi transita senza filtri ogni problema sanitario e sociale della popolazione: è qui che i fenomeni sommersi emergono per primi. L’aumento che registriamo chiede una risposta di sistema, non una lettura locale o stagionale”, dichiara Alessandro Riccardi, presidente nazionale SIMEU.
Alla lettura dei dati di emergenza SIEP affianca la prospettiva epidemiologica e territoriale. “La componente psichiatrica del rischio da calore è misurabile e prevedibile, e come tale va governata a monte del Pronto Soccorso”, dichiara Fabrizio Starace, presidente SIEP. “I servizi territoriali di salute mentale devono attivare una sorveglianza proattiva sui pazienti più fragili durante le allerte calore, garantendo la continuità terapeutica mettendo in guardia da sospensioni improprie delle terapie, che restano tra le principali cause di ricaduta acuta”.
Le due società indicano quattro linee di intervento prioritarie:
Inserimento esplicito dei pazienti con disturbi psichiatrici tra le categorie a rischio nei piani caldo nazionali e regionali.
Sorveglianza attiva sui soggetti in politerapia psicofarmacologica, con particolare attenzione alle molecole ad azione anticolinergica che inibiscono la sudorazione.
Protocolli dedicati nei Pronto Soccorso durante le giornate da bollino rosso, con collocazione in ambienti climatizzati, reidratazione, controllo degli elettroliti e de-escalation verbale nei casi di agitazione.
Utilizzare in modo sistematico i dati sulle emergenze per pianificare gli interventi, rafforzando il legame tra ospedale e servizi di salute mentale sul territorio.
L’aumento degli accessi per disagio psichico legato al caldo non è più un fenomeno marginale, ma una componente strutturale dell’emergenza estiva, destinata a crescere con il cambiamento climatico. Intercettarlo e affrontarlo in modo sistemico, con una integrazione più stretta tra ospedale e servizi territoriali di salute mentale sarà decisivo per garantire risposte adeguate alla popolazione più fragile.




































