“Il cancro alla prostata è una malattia molto complessa e per questo richiede la collaborazione di più specialisti – sostiene il prof. Massimo Di Maio, Segretario Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica/Aiom -. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, anche se più lentamente rispetto ad altri tumori, si sta assistendo a progressi nella direzione della “medicina di precisione”. Stiamo procedendo verso una maggiore caratterizzazione delle alterazioni molecolari presenti nelle cellule tumorali. Così potremo prevedere quali farmaci possono funzionare e quali no, cosa che oggi purtroppo non sappiamo fare in maniera ottimale. Altro aspetto da considerare è la crescente attenzione che dobbiamo prestare alla qualità di vita dei pazienti. Questa è determinata non solo dal controllo della patologia e dei suoi sintomi ma anche dagli effetti collaterali dei trattamenti. Il percorso di malattia, anche in stadio avanzato, grazie all’efficacia dei trattamenti può durare molti anni e non è possibile prescindere da considerare anche questi aspetti. Più recentemente va segnalato un interessante risultato nell’ambito dei trattamenti innovativi per la malattia avanzata: la teranostica (“terapia + diagnostica”), che rappresenta l‘integrazione di un metodo diagnostico con uno specifico intervento terapeutico, basato sull’impiego di un ligando radioattivo che va a colpire selettivamente le cellule tumorali”. La disponibilità di queste nuove terapie e delle innovazioni scientifiche si accompagna a una crescente attenzione alla qualità di vita dei pazienti, che è determinata non solo dal controllo della malattia e dei suoi sintomi, ma anche dagli effetti collaterali associati ai trattamenti. Il percorso di un paziente con tumore della prostata, anche se in stadio avanzato, può durare anni, e non è possibile prescindere dall’attenzione alla sua qualità di vita. (fonte LaPresse)





































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