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Hanno 20 e 28 giorni i due neonati estremamente prematuri, con condizioni cliniche complesse e diverse comorbiditร , sottoposti nelle scorse settimane all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo alla chiusura per via percutanea del dotto arterioso pervio.
Il primo, di 20 giorni e del peso di 980 grammi, era ricoverato nella Patologia neonatale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, diretta da Chryssoula Tzialla. Il secondo, di 28 giorni e del peso di 1.070 grammi, รจ stato trasferito per l’intervento da un altro centro di Patologia neonatale lombardo.
Il dotto arterioso รจ un piccolo vaso che durante la vita fetale collega l’arteria polmonare all’aorta e che normalmente si chiude dopo la nascita, quando i polmoni iniziano a svolgere la loro funzione. Tuttavia in circa il 40% dei nati prematuri il dotto rimane aperto, provocando un eccessivo passaggio di sangue verso i polmoni. Questo porta ad un sovraccarico di lavoro del cuore del neonato e puรฒ avere un impatto significativo sulle condizioni cliniche del neonato. Ecco perchรฉ in questi casi si rende necessario chiuderlo.
Nei due casi la chiusura รจ stata effettuata per via percutanea, attraverso un catetere introdotto nel sistema vascolare, con il posizionamento di un piccolo dispositivo che occlude il dotto. La procedura puรฒ essere utilizzata quando la terapia farmacologica a base di antinfiammatori non risulta efficace o non รจ praticabile e rappresenta un’alternativa alla chirurgia, consentendo nei casi appropriati di evitare un intervento cardiochirurgico particolarmente invasivo in pazienti cosรฌ piccoli e fragili.
La metodica, che viene praticata soprattutto negli Stati Uniti e in altri Paesi europei e ancora poco diffusa in Italia, verrร ora proposta al Papa Giovanni XXIII in maniera routinaria nei casi selezionati, grazie all’attivitร del cardiologo pediatrico interventista Domenico Sirico. La procedura si inserisce nel percorso della Cardiologia 2 โ Cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto, diretta da Francesca Raimondi, che punta a una sempre maggiore mininvasivitร delle procedure fin dall’epoca neonatale.
Per i due interventi รจ stato utilizzato un nuovo catetere di rilascio del dispositivo di chiusura, recentemente entrato nella disponibilitร anche in Europa. La sua conformazione piรน corta rispetto ai sistemi tradizionali consente al cardiologo di avere un maggiore controllo durante il posizionamento, facilitando la procedura anche sui vasi di dimensioni estremamente ridotte. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII รจ stato il primo centro in Italia a utilizzare questo nuovo sistema di posizionamento del device di chiusura del dotto.
“Nei neonati estremamente prematuri ogni procedura deve essere adattata alle dimensioni e alla particolare fragilitร del paziente โ spiega Domenico Sirico -. La disponibilitร di un sistema di rilascio piรน corto e maneggevole ci permette di avere un controllo maggiore durante il posizionamento del dispositivo e di lavorare con maggiore precisione anche su neonati che pesano meno di un chilogrammo. Questo rende piรน semplice una procedura molto delicata e ci consente di ridurne i tempi, con l’obiettivo di minimizzare il piรน possibile i rischi per questi pazienti”.
“Questa possibilitร che vogliamo offrire ai pazienti piรน piccoli รจ frutto della sinergia tra i nostri cardiologi pediatrici e gli specialisti della Patologia neonatale โ ha commentato il Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, Francesco Locati -. ร anche un risultato concreto di quanto stiamo investendo ogni giorno nelle competenze dei nostri professionisti e nell’innovazione tecnologica, per introdurre procedure mini-invasive e personalizzate per la diagnosi e la cura dei piccoli pazienti piรน piccoli con cardiopatie congenite”.




































